Una otaria orsina dà alla luce un cucciolo all’anno e si accoppia nuovamente dopo poco tempo. Durante la stagione degli accoppiamenti, i maschi dominanti riuniscono degli harem anche di 40 femmine (fotografia di Annie Griffiths Belt).

Esistono molte specie di otarie orsine, così chiamate per la loro soffice pelliccia che attira in particolar modo l’attenzione dei cacciatori. La grande otaria orsina settentrionale, originaria delle fredde acque del nord, nel corso del Diciannovesimo secolo fu cacciata quasi fino all’estinzione. Successivamente, nel 1911, una nuova legge mise questi animali sotto protezione e le loro popolazioni ripresero a crescere, raggiungendo 1,3 milioni di esemplari.

Conosciamo otto specie diverse di otarie orsine meridionali, tutte più piccole dei loro parenti del nord; fra queste vi sono l’otaria orsina di Guadalupe, l’otaria orsina sudafricana, la sudamericana e l’australiana.

L’otaria orsina ha vista e udito particolarmente acuti. Le sue piccole orecchie costituiscono uno dei tratti che la distinguono dalla foca, che invece ne è del tutto sprovvista.

Sebbene respirino aria, i pinnipedi si sentono più a loro agio nell’acqua e sono in grado di rimanere in mare per intere settimane nutrendosi di pesci, calamari, uccelli e piccoli crostacei simili ai gamberetti. L’otaria orsina nuota da sola o in piccoli gruppi.

Ad ogni modo, durante la stagione riproduttiva questi “animali sociali” si riuniscono a riva in gruppi

molto folti. I maschi dominanti marcano il territorio e radunano harem che contano fino a 40 femmine, lottando tra loro per consolidare il proprio dominio. Così, in questa stagione le coste sono piene pinnipedi che ruggiscono, ringhiano e schiamazzano.

La femmina di otaria orsina partorisce durante la stagione riproduttiva per poi accoppiarsi di nuovo pochi giorni dopo. L’anno seguente dà alla luce un singolo cucciolo dopo una gestazione della durata di circa un anno, poi ricomincia ad accoppiarsi e così via, continuando il ciclo.

Molte popolazioni di otaria orsina non si sono mai riprese dai danni causati loro dalla caccia e oggi devono affrontare anche le minacce del cambiamento climatico e dello sfruttamento della pesca, che rischia di privarle della fauna necessaria al sostentamento.